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I bisogni dei giovani: le differenti richieste di aiuto e le possibilità di intervento

Le persone tendono generalmente a vedere l’adolescenza come un periodo di confusione, ricco di cambiamenti d’umore e di intensi eventi emotivi. All’interno di ciò che viene definita adolescenza in realtà si distinguono diverse fasi: pre-pubertà, pubertà, adolescenza, giovane adulto…

In effetti, le persone in crescita, avvicinandosi all’età adulta, affrontano diverse nuove sfide e pressioni sociali, e alcuni vivono con difficoltà questa fase di transizione. I cambiamenti sono anche cambiamenti corporei e ormonali, anche l’affettività e la modalità di interagire col gruppo dei pari e l’altro sesso subiscono una vera e propria ri-voluzione/e-voluzione.

In questo, a parer mio, c’è una ricchezza di spunti, di attivazioni, di creatività, di profondità, di reale contatto col mondo emotivo e con i sentimenti in generale –  per quanto sorprendente e a volte faticoso – che crea in senso ontogenetico, una riserva consistente da poter utilizzare e orientare nel percorso della propria esistenza. Potendola valorizzare!

In passato le differenti società si erano dotate di “riti di passaggio” che consentivano una elaborazione sociale di un cambiamento personale.
In un passato più recente si tendeva a minimizzare i cambiamenti d’umore e del comportamento di questa età, giudicandoli manifestazioni normali dell’adolescenza, “una fase” da superare per crescere. Oggi il mondo sociale non si fa carico di questa crescita individuale, l’organizzazione sociale non prevede forme strutturate di elaborazione e strumenti di responsabilizzazione nei riguardi di passaggi evolutivi specifici tranne quelli già esistenti e consolidati o forme desuete e lontane ormai dai giovani adulti, spesso sostituite da modalità spontanee o contesti di svago più o meno coinvolgenti e di sostanza; in definitiva rimanda all’iniziativa individuale, alle famiglie e ad alcune strutture di supporto socio-sanitario, tali compiti.

Per  molti adolescenti, sintomi come la mancanza di gioia, la confusione, l’isolamento, il ritenersi incompreso e manifestare un atteggiamento ribelle possono essere indice di un disturbo dell’umore.

Gli adolescenti possono ammalarsi di depressione quanto gli adulti ma di per sé il disagio e la ribellione adolescenziale così come è letta dall’adulto, non è un segnale di problemi psicologici strutturati. Studi recenti indicano che negli ultimi decenni c’è stata un’impennata dei casi di depressione che iniziano durante l’adolescenza – e proseguono in un’adolescenza che appare prolungata fino almeno alla difficile emancipazione economica – , anche se non è stata fatta una interpretazione chiara di tale dato statistico. Il mondo in cui viviamo diventa sempre più complesso e molti giovani si sentono impreparati ad affrontare una serie di scelte e tensioni, dicono alcuni ricercatori occidentali. (www.istat.it/it/archivio/disagio; Preventing mental, emotional, and behavioral disorders among young people: Progress and possibilities. ME O’Connell, T Boat, KE Warner – 2009. Preventing depression and anxiety in young people: a review of the joint efficacy of universal, selective and indicated prevention EA Stockings, L Degenhardt, T Dobbins… – Psychological …, 2016 – Cambridge Univ Press…, altro)

Oppure si tratta di normali dinamiche che, non trovando un contesto sufficientemente adeguato a significarle, producono incertezza ed estremizzazioni. Come mai, però, alcuni adolescenti diventano depressi, mentre altri sembrano gestire la transizione verso la vita adulta senza problemi? Non ci sono risposte semplici, visto che la depressione è di solito dovuta ad una combinazione di fattori. Per definire la depressione si potrebbe affermare che tutti noi, adulti e giovani, proviamo sentimenti di tristezza in determinati momenti della nostra vita in relazione più o meno diretta con certi eventi o stati d’animo specifici collegati a “fasi evolutive” in corso. Sono normali situazioni della vita e si risolvono da sole, senza bisogno di cure. Al contrario, una persona sofferente di depressione potrà raramente “cavarsela da solo”. Quando usiamo il termine depressione, intendiamo un disagio personale con sintomi specifici di durata e severità considerevoli.

I sintomi della depressione adolescenziale possono essere simili a quelli provati dagli adulti depressi: è il “sentirsi giù”… Infatti la depressione altera l’umore delle persone, il pensiero, le funzioni cognitive, il comportamento. Un giovane depresso può essere visibilmente triste, malinconico, preoccupato,irritabile. Si perde l’interesse o piacere per quelle attività, cose o persone una volta ritenute gradevoli ad un certo punto non lo sono più e diventa frequente il ritiro sociale.

La bassa autostima è comune, così come pensieri negativi per se stessi e sul futuro. Un giovane colpito da depressione può sentirsi confuso ed avere difficoltà nel prendere decisioni. Possono mancare l’energia e la motivazione per i compiti quotidiani, spesso accompagnato da un calo nelle prestazioni scolastiche o lavorative.

Ci può anche essere ansia, cioè la sensazione che qualcosa di terribile e di ignoto stia per succedere.

Si possono sviluppare fobie, paure associate a specifiche situazioni come l’andare a scuola o al lavoro. Man mano che la depressione si fa più acuta, si hanno sentimenti di svalutazione e disperazione.

La depressione nell’adolescenza può manifestarsi con sintomi non tipici o mascherati. Teniamo presente che la diagnosi va fatta sempre da uno specialista

  • Ad esempio, l’abuso d’alcool e droghe spesso va di pari passo con la depressione giovanile e ne peggiora l’esito anche se non è di per sé predittivo di una problematica strutturata
  • Oppure si possono presentare problemi di concentrazione, così come irrequietezza ed iperattività.
  • Gli adolescenti depressi possono manifestare atteggiamenti antisociali come ostilità, aggressività e comportamenti spericolati oltre a sfidare le regole e l’autorità
  • La depressione può presentarsi in forma “mascherata” da problemi fisici o da altre condizioni in apparenza completamente non attinenti. Tra questi vanno citati i disordini alimentari come l’anoressia nervosa (grave rifiuto del cibo) e/o bulimia (abbuffate seguite talvolta da vomito procurato). Alcuni soggetti depressi possono sentirsi molto affaticati e desiderare di dormire continuamente, pur senza ristoro. Altri soffrono d’insonnia o di dolori cronici; le cefalee ed i disturbi gastro-intestinali sono pure comuni.

La depressione giovanile è un fenomeno in crescita. Le forme più gravi che interessano dal 15 al 20 % dei soggetti colpiti se non vengono trattate possono portare al suicidio. Nei ragazzi la depressione insorge in media all’età di 15 anni, le ragazze hanno diagnosi di depressione con un’incidenza molto maggiore dei ragazzi.

Nei casi più gravi, la depressione può portare al suicidio e purtroppo, negli ultimi 30 anni, la percentuale di suicidi tra i giovani è progressivamente aumentata; senza contare le morti dovute a comportamenti a rischio con valenza suicidaria.

Per fortuna la depressione adolescenziale risponde efficacemente agli interventi terapeutici: questi però non sono sempre messi in atto perché la depressione spesso non è riconosciuta.

Genitori, insegnanti, medici e chiunque sia vicino ai giovani dovrebbe fare uno sforzo per riconoscere la depressione ed intervenire quando necessario.

Se credete di conoscere un giovane che stia soffrendo di depressione, siete nella condizione di poterlo aiutare. E’ raro, infatti, che un adolescente riconosca d’essere depresso, perché i giovani possono mostrarsi riluttanti a comunicare ad altri le loro sensazioni di tristezza e le loro emozioni.

Il rischio del suicidio

È terribile, ma la tragica verità è che il suicidio è diventata la seconda causa di morte tra i giovani tra i 15 ed i 19 anni.  La percentuale di suicidio tra i giovani è triplicata negli ultimi 30 anni.

La prima causa di morte è rappresentata dagli incidenti, soprattutto automobilistici; e anche tra questi una certa parte sono attribuibili, in forma più o meno diretta, a comportamenti spericolati (per esempio guida imprudente e troppo veloce, guida dopo abuso di sostanze) che spesso esprimono un disagio psichico.

Se un giovane vi confida di avere avuto idee di morte o fantasie suicidarie, la cosa più importante che potete fare è prenderla sul serio. Vi sono evidenti prove che chiunque parli di suicidio lo stia pensando veramente.

E’ necessario cercare subito un medico, uno psicologo o uno psichiatra.

Non vi sono risposte chiare sul perché certi adolescenti diventano depressi mentre altri no, o meglio, un esperto saprà riconoscere l’origine e intervenire terapeuticamente anche a partire da questa. Tuttavia riuscire a descriverne in maniera specifica la dinamica eziologica è cosa molto complessa. Possiamo dire semplificando che alcune persone  sono maggiormente vulnerabili.

Alcune altre variabili situazionali possono incidere sul tono dell’umore e/o funzionare da fattori scatenanti come problemi familiari che compromettono l’autostima, un lutto non risolto, sia esso relativo alla morte di una persona cara, alla perdita di un amico o alla fine di una storia d’amore. Diverse pressioni quotidiane possono contribuire fortemente alla depressione giovanile. Esperienze di fallimento, discriminazione o esclusione da parte dei pari, qualunque tipo di abuso come il bullismo, malattie fisiche e le eccessive aspettative di successo proiettate dall’ambiente circostante, possono tutte compromettere l’equilibrio emotivo e lo stato mentale dei giovani.

Ma naturalmente molti giovani vivono eventi stressanti nella vita senza, tuttavia, sviluppare depressione. Questo accade perché bisogna sempre prevedere delle concause e delle disposizioni individuali, per esempio molti studi dimostrano che i fattori genetici e biochimici giocano un ruolo importante nello sviluppo della malattia, così come aspetti traumatici precoci.

  • È importante rassicurare le persone depresse dicendo loro che non stanno “impazzendo” e che non c’è nulla di cui vergognarsi.

IL DISAGIO PSICHICO CREA:

  • confusione
  • squilibrio
  • cambiamento
  • Significati
  • Sofferenza

…ma anche speranze

Tipologie d’intervento

  • Molti giovani depressi possono beneficiare di una cura. Il primo passo, chiaramente, é prendere contatto con un professionista per confermare un dubbio, per trovare sostegno ed aiuto. Parlarne con il medico di famiglia é una buona idea, visto che lui é già a conoscenza della storia della salute dei suoi pazienti. Assieme al giovane, la sua famiglia ed il medico possono arrivare a decidere quale tipo di trattamento sia idoneo
  • Per alcuni adolescenti potrà bastare soltanto una serie di colloqui di sostegno, in cui talvolta sarà opportuno inserire la presenza della famiglia
  • Per altri il medico di famiglia consiglierà una terapia farmacologica o deciderà di consultare uno psichiatra, per confermare una diagnosi dubbia e definire un più preciso programma di cura

Quali risorse attivare: Personali, Familiari,Sociali

Cosa vuol dire Supporto Psicologico?

Entrare in sintonia con le richieste implicite della persona; richieste che non sono del tutto consapevoli, che non si rivelano immediatamente, che definiscono un contesto di interiorità condivisa e che aprono a nuove potenzialità di affermazione individuale

La psicoterapia

La psicoterapia può aiutare le persone ad imparare strategie per conoscere ed affrontare la depressione, ad identificare situazioni conflittuali e problematiche della propria vita che possono essere connesse con l’insorgenza della depressione

Le emozioni ci raccontano la relazione con l’altro e con

le cose che ci circondano

Le emozioni sono il vissuto personale che non si può discutere

Le emozioni guidano la nostra vita

 

L’emozione comprende: il sentimento, i pensieri, le condizioni psicologiche e biologiche che lo contraddistinguono, le particolari propensioni ad agire: Collera, Tristezza, Paura, Gioia, Amore, Sorpresa, Disgusto, Vergogna. Il mondo emotivo di una persona che ha un disagio, è sconvolto ed è difficile quando non impossibile da vivere le emozioni per quelle che sono perché tutto appare ammantato di un senso di inutilità. A questo proposito vorrei condividere una testimonianza.

 

Riflessioni di Sofia da www.bandieragialla.it

Essere depressi vuol dire non riuscire a produrre niente di originale. Si cerca di spiegare, di dire frasi che facciano capire davvero quanto è originale, quanto è unico e terribile ciò che si sente. E invece no. Non esistono le parole giuste, tutte sono abusate, banalizzate. E l’unica risposta che ti sanno dare è “Ti capisco”, “Ci sono passato anch’io” . A questo punto le ipotesi sono due. Che il linguaggio del dolore sia oggi reso qualcosa di inutile. Che a forza di dire tremendo, inaccettabile, orribile per significare fastidioso, poco gentile o sgradevole si sia perso il contenuto vero di queste parole, che essere depressi voglia dire avere un malumore. E’ così, qualcosa di vero c’è per forza. E chi sta male sul serio quasi si vergogna, pensa a quando muore qualcuno, alle cose veramente ingiuste e allora gli sembra di fare lo stesso errore. Di contribuire allo scempio. Di privare altri dell’unica arma che c’è per difendersi da questo, provare a spiegare.
La seconda ipotesi è che sia vero che gli altri capiscono, che ci sono passati anche loro. E allora si è privi del dono dell’unicità, ci si sente ancora più deboli, ancora più inetti a vivere, perché gli altri non sono come noi. Loro ce la fanno, loro non pensano di ammazzarsi, loro sorridono. Cosa abbiamo di sbagliato? Perché ciò che è normale, che è scontato per altri diventa impossibile? Perso il regalo, o la giustificazione morale dell’unicità ci si sente ancora peggiori. C’è una colpa, la colpa profonda del non essere felici. Ed è vero che si ha tutto. Ma quello che si ha d’improvviso diventa inutile, come tornare bambini e non avere più gli strumenti per spiegare il mondo. Il lavoro fatto non c’è più, perché si è incapaci di vederlo. La sfera affettiva si vuota all’improvviso. Perché chiunque ce la fa è un nemico, ricorda di continuo un obiettivo non raggiunto. E ci si sente indegni. Gli amici non ci sono più perché si è persone in gamba, perché ci si è conquistati un affetto con un dare e un ricevere vero, ma per pietà. E allora non ha più senso vedere nessuno. Sempre per il bene degli altri, meglio aspettare a darsi, attendere di stare meglio. Ma è un’attendere che non finisce mai. La tragedia è che si ha ragione. Che tutti prima o poi si stancano di aspettare. Che se ne vanno.
Ogni depressione è una storia di “più”: qualcosa di prima possibile è diventato assurdo. Non hanno depressioni coloro che non hanno dato mai, che non hanno avuto mai. E non c’è guarigione. E’ un circolo di crolli e riprese, ma toccare con mano questo tipo di dolore vuol dire non rialzarsi, rimanere da qualche parte macchiati, sapere cose di sé che gli altri non immaginano nemmeno di avere dentro. Perché ci si sa fragili, ci si sa capaci di cose orribili commesse per propria mano verso se stessi. La salvezza del mondo è che l’uomo non sa di essere così. Ma qualcuno questa esperienza la fa, e non sarà più lo stesso.
Questo è tutto. C’è la psicoterapia, c’è l’amore, c’è qualcosa che permette di provarci ancora. Ma ciò che sta dietro è lì.
E per l’ennesima volta non ho detto niente di originale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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