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Mindfullness Gabriella Manno

Approccio Mindfulness: cos’è e come possiamo applicarlo nella nostra vita?

Spesso siamo immersi nei ricordi del passato, oppure passiamo troppo tempo a progettare il futuro per ricordarci che il presente è l’unico tempo che abbiamo a nostra disposizione. L’approccio Mindfulness, però, ci può aiutare a rientrare in contatto con la realtà che stiamo vivendo, e diventare un aiuto prezioso per le nostre vite.

C’è una storia interessante su una donna inseguita da una tigre. Lei corre per salvarsi la vita e arriva al limite di una scogliera. Qui nota una vigna robusta e scende giù dalla vite per sfuggire al suo inseguitore, solo per rendersi conto che c’è un’altra tigre in fondo alla montagna che la sta aspettando!

Poi vede due topi correre fra le viti, rovinandole e mentre le osserva nota una fragola, una fragola selvaggia, che cresce proprio lì ad un centimetro di distanza. Guarda in alto. Guarda giù. Guarda i topi. Poi, mangia la fragola.

Un sapore succulento si spande nella sua bocca, e lei sente i minuscoli semi tra i denti. C’è un placido vento tutto intorno e nota che una brezza leggera le accarezza la pelle e  i capelli, mentre guarda l’orizzonte gustando con la vista, il corpo, le emozioni quell’istante.

Questa vecchia e ben nota storia buddista veniva raccontata agli studenti principianti e ha sicuramente diverse interpretazioni. Ma la cosa che si percepisce è che si tratta certamente di una storia di consapevolezza.

La consapevolezza è una “consapevolezza dell’esperienza del presente pulita da qualunque giudizio“.  La protagonista non “resta” nel passato (la tigre che la insegue – il trauma) o si proietta nel futuro (la tigre che la aspetta – ansia) ma è attratta dal presente, la fragola e ne gode, potremmo dire, oggetto, azione e contesto.

MindfulnessLa consapevolezza è un concetto buddista di 2.600 anni che è stato solo recentemente valorizzato in molteplici impostazioni cliniche, portando a molti risultati positivi. Nella pratica spirituale si dice che sia l’antidoto all’illusione. Si scopre che quando stiamo prestando attenzione a “che cosa è”  in questo momento e non la giudichiamo, non siamo ossessionati da tutti i pensieri negativi che potrebbero invaderci nella nostra situazione attuale (ruminazione) o portarci a preoccuparci di potenziali futuri disastri.

Siamo semplicemente qui, ora, notando ciò che è senza giudicarlo.

La teoria della Gestalt ha sviluppato grandemente questo concetto realizzando un metodo e una serie di tecniche per il lavoro psicoterapeutico. Gli effetti della consapevolezza nel qui e ora, hanno molte implicazioni (anche in rete si trovano molti studi psicologici, neurologici e altro). Ma non è facile spiegare a parole i benefici che ne derivano. Bisogna sperimentare.

Le nostre menti tendono a essere ossessionate dai problemi, mettiamo in atto strani giochi per cercare di controllare cose che non possiamo controllare:

Se finisco in tempo questo lavoro la sera succederà qualcosa di buono, se mi alzo col piede destro avrò una bella giornata.

Ci chiudiamo alle possibilità di usare al meglio il nostro potenziale di problem solving bloccando la creatività in regole e aspettative. Invece il nostro stato naturale è quello di espandersi, di esplorare, di aprirsi al nuovo.

Con una mente distratta, ci manca molto di ciò che è possibile fare e che è proprio lì davanti a noi e si può rimanere bloccati in un modello di sofferenza. Con una mente nel presente, finalmente troviamo il nostro vero potere – quello della nostra consapevolezza.

In questo spazio di consapevolezza, accade qualcosa di magico: l’ordinario vive per noi. I nostri sensi diventano vivi e la vita diventa più ricca  proprio adesso e non solo quando avrò raggiunto delle mete sperate. Ci possono essere giorni in cui non abbiamo voglia di “lavorare” sulla consapevolezza. Siamo troppo occupati.

C’è troppo da fare. Ma la buona notizia è che, più si pratica semplici atti di consapevolezza, più è facile che nel tempo emerga naturalmente.

 

Jon Kabat-Zinn, pioniere della formazione Mindfulness, ha introdotto una pratica meravigliosa come parte di un regime di guarigione.

Puoi diventare consapevole della tua realtà attuale proprio ora e puoi guardare la tua vita come un fiore.

A presto le nostre giornate di Mindfulness. Resta collegato.

Grazie a D. Goleman  A Force for Good e J. Kabat-Zinn  Guided Mindfulness Meditation

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Fiducia o Sfiducia Gabriella Manno

Fiducia o sfiducia?

Molte persone mi chiedono se la fiducia in qualcuno è qualcosa che va coltivata o è naturalmente data dall’istinto.

Giovanna crede fermamente che la fiducia provata in una persona sulla base dell’impressione iniziale, è quella che conterà anche dopo. Non è mai riuscita a creare una relazione di fiducia nel tempo con chi ha sentito distante o con coloro con cui ha provato diffidenza nei primi momenti di conversazione.

Cosa ne pensate? Anche voi come Giovanna vi fidate della prima impressione per…potervi fidare?

Fiducia Gabriella Manno

Premetto che la fiducia possiamo concettualizzarla come la disposizione personale a credere in qualcuno sulla base di aspetti emotivi e razionali provenienti dal nostro interno. A differenza della “fede” che ha un carattere di assolutezza e può essere caratterizzata da una relazione che non considera l’esame di realtà e può addirittura essere il prodotto di una proiezione onnipotente, la “fiducia” avviene fra persone reali e tiene conto di una esperienza del percepito e del sentito.

Avviene quindi all’interno di un’interazione. Anzi posso affermare con certezza che la fiducia diventa necessaria nelle relazioni umane in cui vi è uno scambio emozionale.

Ritornando a Giovanna direi che ogni persona, in base al suo background culturale ed esperienziale, può fidarsi di qualcuno tenendo conto di più e diversi elementi.

C’è chi ha imparato dalla vita a fidarsi del proprio istinto e chi, invece, preferisce prendere inizialmente le distanze e poi attraverso la conoscenza dell’altro assimilare “prove” a sostegno della sua autenticità.

C’è anche chi, provando un sentimento positivo nei confronti di qualcuno, fa in modo di coltivare comportamenti di reciproca condivisione ed arricchire così il vissuto emotivo di entrambi.

La fiducia però non è qualcosa di statico, non è che una volta conquistata rimane lì per sempre. Essa presuppone una costante sintonizzazione sia razionale che affettiva.

Questo vuol dire che le mie aspettative di fiducia o sfiducia in una relazione, possono influire con quello che accadrà dopo.

Sappiamo infatti che il sentire e i pensieri influenzano come ci si pone di fronte all’altro, come si interagisce e come si interpreta il comportamento altrui. Ecco perché è sempre importante la consapevolezza, l’affidarsi non cieco a se stessi ma cosciente, stare nel qui e ora della relazione e fare spontaneamente fluire il sentire. In tal modo e se tale processo è reciproco, si crea un’opportunità sintonica in cui la fiducia può crescere e svilupparsi.

Oppure fidandosi di se stessi… andare oltre!

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